Le piattaforme social del gruppo Meta si preparano a offrire funzionalità esclusive tramite nuovi abbonamenti, mentre scoppia una causa per violazione della privacy.
Il colosso tecnologico guidato da Mark Zuckerberg ha confermato di voler introdurre abbonamenti a pagamento per Facebook, Instagram e WhatsApp, con l’obiettivo di offrire opzioni esclusive agli utenti disposti a pagare. La notizia è stata riportata da TechCrunch e segue le indiscrezioni emerse online grazie a sviluppatori e analisti. Sebbene i dettagli sulle funzionalità restino ancora parziali, Meta ha chiarito che saranno testate esperienze “premium” su ciascuna piattaforma, differenziate tra loro e riservate agli utenti abbonati.
Non si tratta di un’iniziativa isolata. Meta sta cercando di diversificare le proprie entrate, muovendosi su un terreno già esplorato da altri big del settore. Dopo anni di gratuità, il modello freemium potrebbe diventare la nuova normalità anche sui social, spingendo gli utenti a scegliere tra accesso base o completo, con funzioni aggiuntive, dati potenzialmente più controllabili e visualizzazione dei contenuti più personalizzata.
Funzioni esclusive in arrivo e test in corso: cosa cambierà davvero per gli utenti
La conferma ufficiale da parte di Meta è arrivata dopo che uno sviluppatore aveva diffuso un’anticipazione sul possibile abbonamento a Instagram. Secondo quanto trapelato, tra le funzioni in fase di studio ci sarebbe la possibilità per gli utenti paganti di verificare chi, tra i propri contatti, non li segue più, una funzione richiesta da anni ma finora mai implementata in modo ufficiale.
Meta, pur evitando di elencare nel dettaglio le funzionalità previste, ha fatto sapere che l’obiettivo è costruire pacchetti separati e su misura per ciascun servizio: Facebook, Instagram e WhatsApp. I test inizieranno in una fase limitata, ma l’intenzione è chiara: esplorare il valore commerciale dell’esperienza social su misura.

WhatsApp ha già avviato dei test – picc.it
Nel frattempo, WhatsApp ha già avviato dei test su nuove opzioni per i gruppi, consentendo agli amministratori di fornire ai nuovi membri un contesto più chiaro sugli argomenti in corso. La novità è già presente nella versione beta per iPhone, segno che i cambiamenti stanno procedendo a ritmo rapido. Il gruppo guidato da Zuckerberg mira anche a integrare Manus, l’agente AI da 2 miliardi di dollari acquisito di recente, all’interno delle sue piattaforme principali.
Questa strategia, però, arriva in un momento delicato: proprio mentre si pianificano gli abbonamenti, Meta si trova al centro di un’accusa pesantissima sulla privacy di WhatsApp, accusata da un gruppo di utenti internazionali di accedere alle conversazioni private nonostante la crittografia end-to-end.
Accuse di accesso alle chat e ritiro della funzione cronologica: Meta sotto pressione
Negli Stati Uniti è stata avviata una causa legale che rischia di aprire un fronte delicatissimo per il gruppo Meta. Il motivo? Secondo un gruppo di utenti di diversi paesi, tra cui Australia, India, Brasile e Sudafrica, Meta sarebbe in grado di accedere e analizzare i contenuti delle chat private su WhatsApp, nonostante le rassicurazioni pubbliche sulla crittografia end-to-end garantita dal protocollo Signal.
La denuncia si basa su presunte informazioni fornite da ex dipendenti interni al gruppo, ma i dettagli sono ancora vaghi. Meta ha risposto definendo le accuse “false e assurde”, ribadendo che le conversazioni su WhatsApp restano crittografate e inaccessibili, nemmeno dallo stesso team di ingegneri dell’azienda.
In parallelo, un’altra notizia ha messo Meta sotto i riflettori in Europa: l’azienda ha ritirato l’offerta di contenuti cronologici nei Paesi Bassi, dopo che una sentenza aveva imposto la possibilità di consultare i post in ordine temporale anziché tramite algoritmi. Il ricorso legale è stato abbandonato, e Meta ha dichiarato di riconoscere il diritto degli utenti a consultare i contenuti in modo lineare.
Tutti questi eventi dimostrano come il gruppo si trovi oggi in una fase di forte ridefinizione: da un lato la spinta commerciale verso modelli a pagamento e funzioni esclusive, dall’altro una crescente pressione da parte delle autorità e degli utenti in tema di trasparenza e tutela dei dati personali. L’adozione degli abbonamenti sarà una sfida, e Meta dovrà misurarsi non solo con la domanda, ma con una fiducia che – almeno per ora – sembra vacillare.








