L’Agenzie delle Entrate continua con il processo di aggiornamento dei controlli fiscali nazionali, più strumenti e sicurezza per tutti.
Nel 2026 il sistema dei controlli fiscali entra in una fase completamente nuova, caratterizzata da verifiche digitali continue e un monitoraggio capillare di pagamenti e spese. L’Agenzia delle Entrate sta infatti abbandonando definitivamente i controlli a campione, puntando su un modello basato su intelligenza artificiale e banche dati interconnesse.
Fino a pochi anni fa l’accertamento tributario era percepito come un evento sporadico, legato a verifiche settoriali o a selezioni statistiche. Oggi, invece, ogni transazione elettronica genera un’informazione immediatamente disponibile ai sistemi centrali, eliminando margini di anonimato nelle operazioni quotidiane.
Controlli fiscali, inizia l’era del digitale
L’obiettivo è creare un allineamento costante tra acquisti, documentazione fiscale e tenore di vita, riducendo le incongruenze che alimentano il rischio di evasione. Il cuore della nuova strategia è rappresentato dall’integrazione di oltre 200 banche dati, gestite tramite i software Sogei sotto la supervisione del Ministero dell’Economia.

Si attive il nuovo sistema dotato di intelligenza artificiale – picc.it
Il sistema, denominato Isola, incrocia flussi finanziari massivi per individuare anomalie prima ancora dell’intervento di un funzionario. Per il 2026 sono previsti 375.000 controlli diretti dell’Agenzia delle Entrate, affiancati da 75.000 verifiche congiunte con la Guardia di Finanza.
L’aumento del 20% rispetto all’anno precedente non riguarda solo la quantità, ma soprattutto la qualità delle analisi effettuate. Il focus principale è lo scostamento tra fatture elettroniche emesse e pagamenti registrati tramite Pos, considerato un indicatore immediato di irregolarità.
Da quest’anno ogni pagamento digitale, anche il più piccolo come un caffè pagato con carta, genera un dato che confluisce automaticamente nei server statali. Questo flusso deve trovare corrispondenza nello scontrino emesso, trasformando ogni operazione elettronica in un potenziale segnale di allerta.
L’intelligenza artificiale concentra l’attenzione su partite Iva e piccole imprese, ma l’analisi coinvolge anche i privati cittadini. Il sistema individua i cosiddetti “casi di scuola”, ovvero contribuenti con beni di valore elevato ma redditi dichiarati molto bassi o nulli.
Questi profili vengono considerati ad alto rischio e inseriti automaticamente tra le posizioni da verificare con priorità. Quando emerge una difformità, il Fisco invia una comunicazione formale tramite Pec o raccomandata, avviando la procedura di regolarizzazione.
Il contribuente può scegliere il ravvedimento operoso, che consente di sanare l’irregolarità pagando il dovuto con sanzioni ridotte a 1/6 del minimo. In alternativa, è possibile contestare l’anomalia presentando la documentazione entro 2 mesi dalla ricezione dell’avviso.
Ignorare la comunicazione è estremamente rischioso, poiché il sistema interpreta il silenzio come un indicatore di elevata probabilità di evasione. In questo caso il contribuente diventa un bersaglio prioritario per accertamenti diretti e procedure di riscossione forzosa.








