Economia

Colpo di scena INPS, non tutti dovranno aspettare i 67 anni: il super requisito che accelera la pensione anticipata

Colpo di scena INPS, non tutti dovranno aspettare i 67 anni
Novità in arrivo da INPS - picc.it

L’INPS stupisce tutti con un colpo di scena inaspettato, compare un nuovo requisito pensionistico che accelererà i tempi per molti.

Il nuovo minimale contributivo fissato dall’INPS per il 2026 introduce un cambiamento rilevante che potrebbe impedire a molti lavoratori di accedere alla pensione a 67 anni. La circolare del 30 gennaio ha infatti confermato che chi percepisce retribuzioni inferiori a determinate soglie rischia di non vedersi riconosciute tutte le settimane contributive necessarie.

Il problema nasce dal meccanismo che regola l’accredito dei contributi, se la retribuzione settimanale è troppo bassa, non viene attribuita una settimana piena. Questo significa che, pur lavorando dodici mesi, il lavoratore potrebbe accumulare meno delle 52 settimane previste.

Nuove regole per i contributi

Il minimale contributivo si calcola come il 40% del trattamento minimo di pensione, che per il 2026 è pari a 611,85 euro mensili. Di conseguenza, la retribuzione settimanale minima per ottenere l’accredito pieno è fissata a 244,74 euro, soglia che corrisponde a poco meno di mille euro mensili.

Colpo di scena INPS, non tutti dovranno aspettare i 67 anni

UN nuovo sistema cambia il rapporto con i contributi pensionistici – picc.it

Quando la retribuzione effettiva è inferiore, l’INPS accredita solo una frazione della settimana, riducendo il totale annuale delle settimane utili. Questo meccanismo può compromettere il raggiungimento dei venti anni di contributi necessari per la pensione di vecchiaia.

Il rischio è particolarmente elevato per chi lavora part‑time o percepisce stipendi altalenanti che portano a carriere discontinue. Dal 1° gennaio 2026 il minimale giornaliero è stato aggiornato a 58,13 euro, valore che rappresenta la base minima su cui calcolare i contributi.

Anche quando il contratto prevede retribuzioni inferiori, il datore di lavoro deve adeguare la base imponibile al minimale stabilito. Tuttavia, questo adeguamento non sempre compensa la mancanza di retribuzione sufficiente per raggiungere la soglia settimanale richiesta.

Il risultato è che molti lavoratori, pur avendo un contratto regolare, non accumulano contributi pieni. Nel lungo periodo questo può tradursi in un ritardo significativo nell’accesso alla pensione.

Un lavoratore che percepisce 800 euro mensili accumula circa 39 settimane l’anno, rendendo necessari oltre ventisei anni per raggiungere il requisito minimo. Con una retribuzione di 600 euro mensili, le settimane scendono a circa 29, richiedendo più di trentacinque anni di lavoro per maturare i venti anni richiesti.

Questo scenario riguarda una quota crescente di lavoratori impiegati in settori caratterizzati da part‑time involontario o contratti a bassa retribuzione. Il rischio concreto è arrivare a 67 anni senza aver maturato il requisito contributivo minimo.

Il nuovo minimale contributivo rappresenta quindi un elemento decisivo per la futura pensione, soprattutto per chi percepisce redditi bassi. Monitorare la propria posizione contributiva diventa essenziale per evitare sorprese e pianificare con consapevolezza il percorso verso la pensione.

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